Corruzione per assicurarsi l’esecuzione di opere pubbliche a Roms

Alter Ego”, questo il nome dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Anticorruzione, che, nel mese di novembre del 2019, su delega della Procura della Repubblica di Roma, ha eseguito20 misure cautelari nei confronti di dipendenti pubblici ed imprenditori, indagati a vario titolo per aver dato vita ad un sistema che permettesse di affidare ad imprenditori compiacenti numerosi e rilevanti contratti pubblici da eseguirsi nella Capitale.

Un ipotizzato sistema di corruzione e tangenti che avrebbe coinvolto la realizzazione di opere pubbliche per svariate centinaia di migliaia di euro.

Fra i reati ipotizzati dalla procura, corruzione, turbativa d’asta e falso nell’aggiudicazione di appalti pubblici.

Affidamento di lavori ad un gruppo ristretto di imprenditori

Secondo la ricostruzione offerta dagli inquirenti -a seguito di una complessa attività investigativa che ha fatto ricorso anche ad intercettazioni telefoniche e ambientali e ad acquisizioni documentali – fra il 2013 ed il 2016, si sarebbe ripetuto un vero e proprio schema di tipo corruttivo che potesse assicurare l’affidamento di lavori ad un gruppo ristretto di imprenditori.

Secondo quanto emerso dalle indagini, oggetto del sistema di corruzione e tangenti sarebbero state alcune opere pubbliche, fra le quali risultano anche opere di particolare rilievo, come i lavori di adeguamento dell’impianto di climatizzazione e antincendio presso gli uffici della Corte d’Appello di Roma in viale Giulio Cesare, il cui importo si sarebbe aggirato intorno ai 400 mila euro;  i lavori per ben 103 mila euro per il rifacimento, all’interno del tribunale penale, del camminamento che collega le celle dei detenuti alle aule di udienza, e ancora, un appalto da 115 mila euro per i servizi igienici e da 158 mila euro per l’adeguamento dei lavori delle ex celle ad archivio presso la corte d’appello in via Romei.

Si calcola che in totale, tramite questo sistema, siano stati affidati lavori per un importo complessivo di oltre 1 milione di euro.

In sostanza, la realizzazione delle opere sarebbe stata affidata sempre al medesimo imprenditore, di fatto eludendo l’applicazione del principio di rotazione degli affidamenti imposto dalla normativa, il quale, proprio per evitare favoritismi, prevede una forte limitazione alla discrezionalità della pubblica amministrazione.

Il disegno criminoso veniva realizzato attraverso il ricorso alla procedura d’urgenza, o anche chiamata procedura negoziata senza bando che risulta esperibile dalle stazioni appaltanti (e quindi dalle pubbliche amministrazioni) solo quando strettamente necessario e pertanto nel caso in cui per ragioni di urgenza derivanti da eventi imprevedibili non sia possibile rispettare i termini, ovviamente più lunghi, delle altre procedure aperte o competitive con negoziazione.

Così facendo, di fatto, i lavori, pur essendo formalmente assegnati a diverse società venivano nella sostanza eseguiti sempre ad opera dello stesso imprenditore, per altro già finito ai domiciliari nel dicembre del 2015 nell’ambito di un’altra indagine.

Un imprenditore già noto da tempo agli inquirenti, il quale si sarebbe addirittura spinto fino a falsificare le proprie generalità, indicando una data di nascita diversa, pur di ottenere gli appalti senza incorrere nel rischio di verifica del proprio casellario giudiziario da parte dei funzionari preposti allo svolgimento delle gare.

In cambio della propria opera, i dipendenti pubblici corrotti, in servizio presso diversi uffici capitolini (fra i quali il Provveditorato Interregionale delle opere pubbliche del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, l’Ater, l’Istituto centrale di formazione per il personale della giustizia minorile e l’Ufficio per i servizi tecnico-gestionali del ministero dell’Interno), avrebbero ottenuto remunerazioni di vario genere: non solo denaro, ma anche lavori nelle proprie abitazioni, un appoggio per conseguire nomine politiche, tartufi, prodotti hi-tech e financo l’assunzione di un familiare come dipendente in un centro commerciale.

Per lo più piccole regalie che, in sostituzione delle tradizionali mazzette in denaro, sono state definite dagli inquirenti come le “nuove tangenti”.

Il provvedimento cautelare

L’ordinanza cautelare di applicazione di misure cautelari personali eseguita dai militari è stata emessa dal GIP di Roma e vede in totale 20 destinatari: 8 funzionari pubblici e 12  imprenditori.

Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta e falso nell’aggiudicazione di appalti pubblici. Nell’ambito del medesimo filone di indagine sono inoltre stati eseguiti, in totale,14 arresti, di cui 4 in carcere, sono stati notificati 6 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Numerose anche le perquisizioni ed i sequestri eseguiti in uffici pubblici e case private non solo nella capitale, ma anche a Napoli ed a Frosinone.

Nella motivazione del provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari si legge che si è evidenziata l’ “assoluta naturalezza con cui gli indagati hanno piegato la funzione pubblica degli uffici del provveditorato delle opere pubbliche e degli altri pubblici uffici, a una sorta di ‘cosa privata’ in virtù della quale hanno disposto a loro piacimento di una serie indeterminata di lavori conferiti sempre alle stesse ditte rappresentate (o comunque riferibili) ai soggetti dai quali hanno ricevuto remunerazioni illecite di vario tipo o natura”, nonché che le modalità di svolgimento delle ‘trattative’ fanno ritenere sussistente il rischio di reiterazione del reato.