Corruzione per l’assegnazione di case popolari e locali commerciali a Roma

Il fenomeno della corruzione, specialmente tra i pubblici uffici, ha da sempre rappresentato una delle pratiche illecite più diffuse nel nostro paese.

Mazzette, favori e regali erano alla base del sistema corruttivo ben oleato che è stato scoperto dalla Procura di Roma, riguardante l’assegnazione delle case popolari di proprietà dell’ATER, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica della provincia di Roma.
Un sistema che vede coinvolti alcuni dipendenti del Comune della città capitolina e dell’ente che gestisce il patrimonio immobiliare della provincia di Roma.

Corruzione dipendenti dell’Ater

Secondo la ricostruzione offerta dagli inquirenti, per diverso tempo, dipendenti dell’ATER avrebbero ricevuto somme di denaro in cambio di alcune agevolazioni per l’assegnazione di case popolari o locali commerciali di proprietà dell’ente medesimo.
Somme di denaro di importo variabile: in cambio di mille euro veniva indicato l’indirizzo di un immobile popolare da poter occupare abusivamente, in cambio di 1500 o 2000 euro venivano concessi i nulla osta falsi, utili per ottenere l’allaccio di utenze o la regolarizzazione della residenza nell’alloggio popolare occupato in precedenza.
Si trattava di un vero e proprio tariffario.

Non necessariamente, comunque, i funzionari dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica della provincia di Roma, avrebbero ricevuto somme di denaro in cambio del loro operato: la corruzione sarebbe in alcuni casi avvenuta anche tramite la promessa dell’acquisto di beni di elevato valore a prezzi di favore o delle opere di ristrutturazione di immobili di proprietà dei funzionari corrotti.
Una volta trovato l’accordo con il funzionario, quest’ultimo accedeva nei registri interni dell’ente che gestiva gli immobili e metteva in atto il sistema.

In questo modo si sarebbe venuto a creare un vero e proprio canale parallelo per l’assegnazione degli alloggi popolari della capitale, alternativo rispetto a quello legale ordinario, aggirato con violazione dei bandi di concorso per le assegnazioni e con la produzione di documenti falsi. Coinvolte anche le procedure per l’assegnazione dei locali commerciali ubicati negli stessi immobili di proprietà dell’ente.

 La fine delle indagini.

Le indagini sono partite nel 2015 ed hanno visto coinvolti gli agenti della Polizia locale coadiuvati dalla Polizia di Stato. Sono più di 50 gli alloggi popolari, nelle zone di Montesacro, Tufello e Ostiense, finiti sotto la lente delle forze dell’ordine.

Le indagini operate nel corso dell’Operazione Anaconda, e condotte soprattutto con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno portato all’iscrizione di ben 52 individui nel registro degli indagati, nonché all’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere; fra i destinatari delle misure, tre dipendenti dell’Ater, uno dei quali già in pensione, un dipendente del Comune di Roma e due privati, entrambi indagati per corruzione di pubblico ufficiale.

I dipendenti dell’ente di gestione dell’immobile si occupavano per lo più di produrre i nulla osta falsi al fine di ottenere l’allaccio di utenze o l’ottenimento della residenza negli alloggi illecitamente occupati ed assegnati col sistema fraudolento.

Intercettazioni telefoniche: aste per occupazioni immobili ater

Frasi decisamente esplicite ed inequivocabili sono state estrapolate dalle intercettazioni telefoniche tra un dipendente del Comune di Roma con un altro dei soggetti arrestati nell’operazione, nelle quali il funzionario pubblico afferma: “c’avemo in mano ‘a graduatoria, ce l’ho in mano io”, ed ancora “io sto a aspettà quello che offre de più”.
Ciò ha permesso agli agenti della Polizia di Stato e della Polizia municipale di ricostruire il sistema corruttivo degli alloggi popolari.

Corruzione ed abuso accesso a sistema informatico

Un sistema semplice che ha prodotto notevoli profitti per i vari protagonisti della vicenda. Svariate le accuse mosse, a vario titolo, nei confronti dei soggetti che facevano parte del sistema corruttivo: si va dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, disciplinata dall’articolo 319 del codice penale che prevede la reclusione da due a cinque anni; all’accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico ed ancora alla falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, rispettivamente disciplinate dagli articoli 615ter e 476 del codice penale. Tali ultime condotte illecite sono sanzionate con la pena della reclusione fino a tre anni per chi abusivamente si introduce in un sistema informatico e con la reclusione da uno a sei anni per il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni forma in tutto o in parte un atto falso.

Purtroppo, ingenti sono stati anche i danni prodotti dal sistema nei confronti sia dell’ente che gestisce il patrimonio immobiliare della provincia di Roma e sia del Comune della città di Roma.

Ma soprattutto, l’illecito sistema, ha danneggiato tutte quelle famiglie bisognose di un alloggio popolare, che pur avendo tutti i requisiti necessari per ottenere l’assegnazione di un immobile attraverso le ordinarie pratiche di richiesta, sono state illegalmente scavalcate.